lunedì 22 maggio 2023

Linnea nel giardino di Monet





Linnea ha sempre avuto un grande sogno: quello di visitare il rigoglioso giardino di Monet! Da quando ha visto sul libro quei quadri pieni di fiori, si è subito innamorata dell’artista francese. L’idea di andare a Parigi è venuta al signor Bloom, il suo anziano vicino di casa, che quando era giovane faceva il giardiniere e, come Linnea, ha una grande passione per tutto ciò che fiorisce e profuma. Insieme hanno fatto le valigie e in un batter d’occhio hanno raggiunto la capitale francese. Ma invece di perdersi in mezzo agli altri turisti, attratti solo dalla Torre Eiffel e dagli eleganti negozi, l’anziano signore e la bambina hanno ripercorso tutte le tracce di Monet.Prima tappa di questo viaggio è il Museo Marmottan, ubicato nella casa di Paul Marmottan, critico d’arte, collezionista e mecenate francese che morendo, nel 1932, lasciò tutta la sua collezione di opere del Rinascimento e del XVIII e XIX secolo all’Accademia delle Belle  Arti di Parigi.  Qui ha collocato anche il lascito ricevuto alla morte dell’ultimo figlio di Monet, nel 1966, corrispondente a buona parte della collezione personale del grande pittore che comprendeva, oltre ad alcune sue tele, opere di impressionisti suoi amici come Renoir e Manet. In questo museo ci sono le prime tele che ritraggono le ninfee del giardino e soprattutto qui è esposta la tela che dà in qualche modo origine agli Impressionisti, perché da questa deriva il nome del movimento: Impression, soleil levant, e perché in questa tela sono presenti la luce (del sole) e l’acqua, due elementi che ossessioneranno il pensiero di Monet fino all’ultimo giorno di vita.






Seconda tappa del viaggio è Giverny. Appena entrata nel giardino Linnea prova ad immaginarselo visto dall’alto come un “enorme tappeto a strisce, fatto di viottoli e aiuole colorate, poi la sua attenzione ricade sulle aiuole, alcune blu, altre rosa, altre multicolore e sui fiori in esse contenuti. Si ritrova catapultata in un’esplosione di fiori e colori. Mangiando baguette e formaggio, hanno raggiunto la bella villetta che Monet era riuscito faticosamente a comprare quando aveva cinquant’anni. Linnea e il signor Bloom hanno persino fatto amicizia con il pronipote di Monet, Jean-Marie Toulgouat, che gli ha raccontato la lunga vita del pittore, del suo amore per Camille e Alice, e dei suoi otto bambini. Ma è il giardino ad averla impressionata perché è di quello che parla nella cartolina che scrive alla famiglia, anticipando che di lì a poco si recherà dove tutti, lei e noi, bramiamo da tempo di arrivare, al laghetto delle ninfee



Ecco qui apparire agli occhi della piccola e ai nostri tutte le immagini del giardino di Monet che nel corso del tempo ne hanno impressionato la retina: il ponticello giapponese, le ninfee, la barchetta, la profusione di piante e fiori. Linnea prova anche a tenere impressa nella mente l’immagine del ponte così come lo vede in quel momento, ma si accorge che ci vuole ben altro che un istante per ricostruire un’immagine; inizia così a capire quanto tempo e quanto studio sono stati necessari al grande pittore per riportare su tela le sue impressioni di luce e colori. Provando a disegnare, si accorge inoltre di quanto sia difficile riportare su carta tutto ciò che la circonda, e decide di concentrarsi su un unico elemento: una ninfea.

"…Tirai fuori il mio blocco da disegno e decisi di disegnare una ninfea soltanto. Era troppo difficile fare tutto il laghetto …"

Terza tappa di questo viaggio di scoperta avrebbe dovuto essere il Musée d’Orsay, ma la coda quasi infinita non piace alla bambina, che decide di tagliare la testa al toro e andare a vedere quelli che lei considera i capolavori del grande artista: le enormi tele delle ninfee dipinte da Monet a partire dal 1916, ospitate all’Orangerie, museo situato nel Jardin des Tuileries (meraviglioso esempio di giardino alla francese) e scelto dallo stesso Monet, su suggerimento dell’amico Clemenceau, per ospitare proprio queste opere. Soggetto, dimensione e forma dei dipinti permettono a Linnea e a noi tutti di immergerci “nel bel mezzo del capolavoro” .


Come sempre il finale è a sorpresa, Linnea e il Sig. Bloom visiteranno altri luoghi di Parigi e prima di tornare a casa, incontreranno anche una persona speciale. Chi sarà?


Questo è un albo incantevole: è stato realizzato nel lontano 1985 in Svezia ed è approdato in Italia, nella prima edizione, nel 1992. Ma è ancora attualissimo. Dal 1992 Linnea ne ha fatta di strada, tanto che quella che si trova esposta nelle librerie è la quarta edizione. L’originalità del libro sta tutta nella grafica, allegra e così varia, che mescola foto a illustrazioni e fotografie, unisce foglie e fiori veri a tele e disegni, caratteri stampati alla scrittura corsiva di Linnea. Sembra quasi il diario di una ragazzina, un vero scrigno dove raccoglie pensieri ed esperienze. Linnea è un personaggio che può in qualche modo affascinare, con la sua freschezza e vivacità; non si deve dimenticare infatti che è lontana parente di Pippi, di Martina e di Karlsonn, tutti personaggi nati dalla penna della Lindgren, svedese come la Björk e Anderson, le due autrici di Linnea. Le illustrazioni ad acquerello di Lena Anderson sono meravigliose e all’interno del libro sono alternate a fotografie dei luoghi, dei dipinti di Monet e immagini storiche dell’artista. C’è anche tutto un percorso botanico da seguire. 

Linnea e il giardino di Monet deve essere letto non solo prima di un viaggio a Parigi, ma permette a tutti di poter viaggiare con la fantasia!

Di seguito un delizioso video istruttivo ispirato all'albo illustrato.







Mi presento

 Salve a tutti!

Mi chiamo Sheila Linzalata.

“E quindi?” penserete voi…tranquilli, vengo in pace, non è mia intenzione distruggere il pianeta. Anzi! Sono qui per invitare voi sul mio. Basta selfie, poggiate il cellulare sul tavolo, e spegnete il televisione. Ci sono tanti pianeti da visitare e tante rose da preservare.

Mi presento meglio.



Sono una caotica aspirante illustratrice, amante dell’arte e dei dolci. Quelli fatti in casa. Quelli che ti fanno inspirare a lungo, chiudere gli occhi e immaginare.

Mi circondo di libri illustrati per grandi e piccini, biografie degli artisti del passato, volumi di storia, libri “fantasy”, fogli, tele, pennelli, matite, colori, penne, tessuti e tanta musica.

Il concetto di ying e yang influenza sicuramente il mio modo di vedere la vita, e dunque di disegnare. Anche l’ironia e la quieta osservazione. Tutto quello che mi circonda mi da lo spunto per disegnare.


Mi piacciono i ponti, perché hanno la funzione di unire due elementi diversi tra loro, o lontani. E mi piace attraversarli, perché divento testimone di quell’unione. Divento anch’io parte di quell’unione. Lo stesso compito ha la matita. Unire le immagini di una mente trasognante ad un foglio bianco.

Non mi piacciono le chiacchiere. Mi annoia parlare di cose inutili solo per socializzare. E’ l’empatia che porta alla socializzazione. 

Mi piace assentarmi per un po’ da quello che mi circonda e guardare il cielo. Mi affascina terribilmente. Di giorno e di notte. In accademia mi hanno sempre detto che presentare disegni sulle nuvole è banale. Ma come fa ad essere banale qualcosa che non è mai uguale a se stesso, qualcosa che si trasforma in continuazione. 

Adoro i pois. Tutto quello che ha una forma sferica cattura la mia attenzione. Ecco, se dovessi scegliere un simbolo che possa rappresentarmi, quello sarebbe senza dubbio il cerchio.


Non sopporto i numeri. O almeno quelli pieni di spigoli. Lo spigolo è infimo perché non sai mai cosa ti aspetta dall’altro lato. Le curve sono molto più gentili, perché ti mostrano piccoli particolari di quello che potresti trovare poco lontano da te.


Mi piace ascoltare suoni, che probabilmente sento solo io, nel silenzio. E fisso il vuoto. È come se ogni piccola vibrazione iniziasse a creare disegni nell’aria.

Potrei continuare a raccontarvi tutte le mie stranezze per pagine e pagine, ma le scoprirete con il tempo, se avrete la voglia ed il piacere di seguirmi in questo viaggio tra albi illustrati ed arte!

Un sorriso a tutti!





Sul ponte giapponese di Monet


Ispirata da Linnea ho deciso di chiamare a raccolta le mie amiche e realizzare il mio grande sogno: passeggiare sul ponte giapponese di Monet. Insieme visiteremo un luogo magico e dalla pittoresca bellezza: il villaggio di Giverny.


Questo incantevole villaggio di campagna situato sulla riva destra della Senna in Normandia, deve la sua fama alla casa di famiglia del grande pittore impressionista Claude Monet (1840-1926), che venne a vivere a Giverny nel 1883 e vi rimase fino alla sua morte nel 1926. 


La visita della casa rosa con le imposte verdi è commovente: si possono ammirare tutti gli interni originali appartenuti al pittore, come la gialla sala da pranzo e la cucina rivestita di piastrelle azzurre o ancora la collezione personale di stampe giapponesi. 



Ma la vera meraviglia è il giardino, che nei mesi primaverili ed estivi trabocca di fiori e di colori, un vero paradiso per gli occhi: il pittore fece deviare il corso del fiume Epte, per alimentare i suoi giardini modellati in stile giapponese con ponticelli e canali. Qui Monet trascorreva molte ore, spostandosi con la sua barchetta e dipingendo la serie di quadri che lo rese celebre, le Ninfee. 


Qui nasce il mio quadro preferito: il ponte giapponese.

Conservato a Parigi presso il museo d’Orsay, è uno dei quadri più famosi di Monet. Questo dipinto del 1899 appartiene al tardo periodo della carriera artistica del francese, quando decise di comprare la proprietà della pittorica cittadina di Giverny

Immerso nella lussureggiante vegetazione anche il ponte di legno in stile giapponese diventa protagonista di un’indimenticabile ciclo di dipinti che rappresentano il soggetto in varie stagioni, con vari colori dominanti. Il ponte funge da passerella sul piccolo specchio d’acqua, caratteristica è la presenza delle ninfee, pianta molto amata da Monet, tanto da diventare il centro della sua poetica per tutti gli anni di Giverny.

Sulla costruzione lignea si mescolano le luci del sole, i riflessi dell’acqua e il verde della vegetazione circostante. I meravigliosi effetti di luce rendono possibile integrare alla perfezione l’immagine ideale, l’immagine reale e quella artificiale in un unico scenario che lascia con il fiato sospeso. 

Nel ponte giapponese di Monet ritroviamo lo stile impressionista nelle pennellate veloci, intense e in diverse direzioni, che donano movimento alla rappresentazione rendendola viva. Il paesaggio produce nello spettatore un profondo senso di quiete e di tranquillità, una pace interiore che si può trovare solo in paradiso.

Se questo viaggio vi ha incuriosito consultate questo link: https://fondation-monet.com/




Linnea nel giardino di Monet

Linnea ha sempre avuto un grande sogno: quello di visitare il rigoglioso giardino di Monet! Da quando ha visto sul libro quei quadri pieni d...